16/03/2026
Marzo 2026
500.000 mila risorse umane
Mancano nel sistema
Si riaccendono le luci sui lungomari, si lucidano i tavoli delle terrazze, si riempiono i calendari delle prenotazioni. L’Italia si prepara all’ennesima stagione turistica, quel lungo rito che da marzo a ottobre promette ricchezza, movimento, prosperità.
Gli aeroporti si affollano, i voli si moltiplicano, le città d’arte tornano a respirare lingue straniere.
Le campagne si riempiono di agriturismi, le coste di stabilimenti, i borghi di ristoranti che raccontano territori antichi come il mondo.
Sulla carta è tutto perfetto.
Eppure manca qualcosa.
O meglio: manca qualcuno.
Cinquecentomila persone.
Cinque-cento-mila lavoratori che dovrebbero essere nelle cucine, nelle sale, negli alberghi, dietro i banconi dei bar, nei piani degli hotel, nelle reception, nei porti turistici.
Cinque-cento-mila vite che il sistema non riesce più ad attirare.
E allora succede sempre la stessa cosa.
Gli imprenditori si lamentano.
I politici promettono brillanti soluzioni.
I giornali parlano di “emergenza personale”.
Poi arriva giugno.
La stagione parte lo stesso.
I ristoranti aprono lo stesso.
Gli hotel si riempiono lo stesso.
Le spiagge si affollano lo stesso.
Si lavora in meno.
Si lavora male.
Si lavora stanchi.
Turni infiniti.
Squadre improvvisate.
Professionisti spremuti fino all’ultima goccia.
Il turismo italiano è diventato una macchina che continua a correre anche quando mancano i pezzi.
Perché tanto qualcuno reggerà.
Qualche cuoco farà dodici ore.
Qualche cameriere coprirà tre ruoli.
Qualche receptionist dormirà quattro ore.
La stagione passa.
Passa come sono passate tutte le altre.
Ottobre arriva puntuale, i turisti tornano a casa, le luci si spengono lentamente. Le città si svuotano, le spiagge tornano silenziose, i tavoli vengono impilati.
E resta la domanda che nessuno vuole davvero affrontare.
Se il turismo è la nostra miniera d’oro, perché chi ci lavora resta povero?
Se l’Italia è la patria dell’ospitalità, perché chi accoglie vive spesso nell’instabilità?
Se questo settore produce miliardi, perché la dignità del lavoro continua a essere la prima cosa sacrificata?
Il problema non è la mancanza di persone.
Il problema è che troppe persone hanno smesso di accettare le stesse condizioni.
Stagioni infinite.
Salari fragili.
Futuri incerti.
Così il sistema continua a sopravvivere come ha sempre fatto: tirando la corda, aspettando che qualcuno la regga ancora un altro anno.
E la verità è brutale.
La stagione 2026 passerà esattamente come tutte le altre.
Con ristoranti pieni.
Con hotel sold out.
Con numeri da record.
Per le istituzioni e il mainstream
é tutto perfetto!!
E con migliaia di lavoratori che, a ottobre, guarderanno il mare svuotarsi e penseranno la stessa cosa di sempre: abbiamo fatto girare una delle industrie più ricche del Paese.
Eppure siamo rimasti gli stessi MISERABILI
di sempre gli ultimi della fila.