03/05/2026
“Canto e cunto il coraggio di Giuditta Levato.”
Il Primo Maggio, Francesca Prestia, ospite della trasmissione L’Ora Solare, ha cantato “Bella Giuditta”, la ballata dedicata a Giuditta Levato. Un racconto che non è solo memoria, ma resistenza, una storia che attraversa il tempo e restituisce la forza di una donna in lotta per la terra, per il lavoro, per sé stessa, per i suoi figli.
Il 28 novembre 1946, Giuditta aveva 31 anni quando fu assassinata nei campi di Calabricata. Madre di due figli, incinta di sette mesi, protagonista coraggiosa davanti alle ingiustizie, lottava per i suoi diritti e quelli dei suoi compagni, per una terra promessa, sudata e conquistata.
Quel giorno, davanti ai buoi mandati a distruggere i campi appena arati, Giuditta si mette alla guida di un gruppo di donne, armate solo dei loro corpi, del loro coraggio e della loro dignità.
Difendono ciò che hanno conquistato, ciò che spetta loro di diritto.
Parte un colpo di fucile e Giuditta cade, colpita all’addome. I contadini la soccorrono, la portano via in fretta, nella speranza che non sia troppo tardi, ma la ferita è troppo profonda e la corsa all’ospedale di Catanzaro non basta a salvarla.
Poco prima di morire, Giuditta trova ancora la forza di parlare, di non smette di lottare, di trasformare la sua morte in qualcosa di collettivo, perché lei è morta “per tutti”. Non è solo la fine di una vita, ma l’affermazione che una causa vale più dell’esistenza individuale e che il dolore non deve paralizzare ma trasformarsi in azione.
Perché certe storie non finiscono. Si raccontano, si cantano, si tramandano e continuano a chiedere giustizia.
“Compagno, dillo, dillo a tutti i capi, e agli altri compagni che io sono morta per loro, che io sono morta per tutti. Ho tutto dato io alla nostra causa, per i contadini, per la nostra idea; ho dato me stessa, la mia giovinezza; ho sacrificato la mia felicità di giovane sposa e di giovane mamma. […]
Ma tu, o compagno, vai al mio paesello e ai miei contadini, ai compagni, dì che tornerò al villaggio nel giorno in cui suoneranno le campane a stormo in tutta la vallata.”