21/05/2026
Basterebbe sfogliare alcuni degli articoli che si trovano online per capire chi sia stato 𝐄𝐳𝐢𝐨 𝐌𝐮𝐬𝐚.
«Un’ala sinistra come non se ne vedono quasi più: estrosa, sfrontata, istintiva. Musa apparteneva a un calcio che viveva di emozioni immediate, di f***e che si accendevano per un dribbling o un cross ben pennellato, di stadi provinciali che diventavano teatri popolari. E lui, quel teatro, lo ha illuminato ovunque sia andato», oppure: « 27 ottobre 1974. Si gioca Reggina-Messina al "Comunale". Musa è stato acquistato da qualche giorno dall'Arezzo. In panchina, nel Messina, un certo Franco Scoglio. Al 77', sul punteggio di 1-1, punizione dal limite per il Messina. Calcia Musa e realizza. Il derby è nostro».
Ezio Musa da Castel Guelfo.
Non un ragazzo da calcoli e tatticismi, ma da calcio in libertà. Partito dal , passato da Lugo, Rovereto e Solbiate, per arrivare ad Alessandria, Arezzo e Messina: tre piazze storiche dove Ezio ha regalato spettacolo, segnato parecchio e, soprattutto, lasciato un segno nel cuore dei tifosi, prima di tornare a vestire la maglia amaranto per chiudere la carriera.
𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢, un emblema per Castel Guelfo. Partito dal Gardenghi per seguire il sogno, realizzato, di giocare tra i professionisti e tornato, poi, in amaranto sia da giocatore che da allenatore. Un amore e un legame indissolubile con il suo paese, tanto che, fin da quando giocava in Primavera a Cesena, dove era uno dei protagonisti (ricordiamo il Viareggio e il prestigioso torneo Dall’ara vinto con annesso premio miglior attaccante), ma anche dopo quando si toglieva grandi soddisfazioni in serie D e serie C tra Imola, Reggiana e Ravenna, non ha mai saltato i tornei del paese come il “4 Torrioni”. Il piacere di giocare tra le mura di casa superava il rischio di un eventuale infortunio, che ne avrebbe potuto compromettere la carriera, che invece, fortunatamente, è stata brillante. La sua presenza era attesa da tutti, soprattutto dagli amici, che non vedevano l’ora di giocare con lui, tra qualche risata e due calci al pallone, che poi diventavano subito cosa seria, come si conviene a Castel Guelfo.