03/10/2025
C’è una piazza nel cuore del Salento dove, da sempre, la luce e il tempo procedono inseparabili, giocano con forme e colori, si accaniscono sulla pietra e la trasformano, disegnano storie di apparizioni e smarrimenti, di cambiamento e immobilità. Dove dai portici sembra di sentire ancora la voce di mercanti arrivati da luoghi lontani con le loro merci preziose. La piazza è dominata dalla Chiesa Madre di San Giorgio, dalla Ca****la dell’Assunta e dalla Torre Campanaria. Capolavori che al tramonto si colorano e si infiammano, con la pietra leccese che dona al prospetto della piazza un’atmosfera quasi surreale.
Qui a Melpignano, è passata non solo la storia delle civiltà e delle dominazioni di greci, romani, bizantini, normanni e aragonesi, ma anche un’altra storia, quella della controcultura di una città che da sempre è stata fucina di idee e di fervore intellettuale. Era l’estate del 1988 quando la voce di Giovanni Lindo Ferretti cantava i mali e le aspirazioni di una generazione sospesa tra l’incertezza del presente e la versione apocalittica di un futuro oscuro, i Litfiba portavano la voglia di ribellione e cambiamento di un’Italia che si scrollava di dosso il terrorismo e il cattolicesimo, scendeva in piazza per chiedere un cambiamento, e la musica dei gruppi rock sovietici sembravano annunciare la Perestrojka e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Melpignano portava il Salento al centro della scena musicale e culturale, negli anni in cui la Scu provava a prendersi tutto e prima che la Taranta avvolgesse ogni cosa con la sua tela.
Oggi Melpignano è anche il centro della nostra maratona, impressa nelle maglie e sulle medaglie, ricordo di un’impresa che parla di Grecìa e fatica, sudore e piazze, strade e campanili, ex conventi e chilometri. Tragedia dal sapore sportivo e celebrazione laica da tramandare cullati dal suono ammaliante e senza tempo del griko. Questo luogo meraviglioso sarà il simbolo della sesta edizione della Maratona della Grecìa Salentina.