30/10/2026
INSEGNARE IL DISSENSO È UN GESTO EDUCATIVO
Vogliamo persone piccole che sappiano dire no.
Che possano fare domande scomode.
Che imparino a riconoscere un’ingiustizia anche quando a subirla non sono loro.
Educare non significa insegnare a stare al proprio posto.
Significa anche imparare a chiedersi chi ha deciso quale sia quel posto, chi può spostarsi liberamente e chi invece deve occupare poco spazio.
Il potere è asimmetrico fin dall’infanzia: nelle relazioni tra persone adulte e piccole, chi decide la regola e chi la deve rispettare, chi può parlare e chi deve fare silenzio.
La asimmetrie di potere attraversano i generi, le classi sociali, i corpi, le possibilità di scegliere.
Non basta dire alle persone piccole che sono tutte uguali se poi non offriamo loro strumenti per riconoscere le disuguaglianze.
Non basta chiedere loro di essere gentili se non gli mostriamo anche come si riconosce un abuso di potere.
Il dissenso si impara.
Si impara quando un no viene ascoltato. Quando una domanda non viene punita. Quando una regola può essere discussa.
E si impara anche osservando noi persone adulte: se sappiamo riconoscere i nostri privilegi, metterci in discussione e assumerci la responsabilità delle nostre scelte. Se siamo disposte noi per prime a rinunciare al potere dell’ultima parola.
Nell’ultimo periodo il conflitto giovanile sta occupando lo spazio pubblico, la rivendicazione dei diritti e la possibilità collettiva di dire “non ci stiamo” occupano le prime pagine dei giornali , noi vogliamo ricordare che il dissenso non è il contrario della convivenza.
È una delle condizioni che la rendono possibile.
Il dissenso è una pratica collettiva. Perché una comunità non è più giusta quando tutte le persone obbediscono. È più giusta quando le disuguaglianze possono essere nominate e quando il potere può essere interrogato.
A Cargomilla vogliamo crescere insieme persone piccole che non abbiano paura di dissentire. E persone grandi capaci di ascoltare quel dissenso, anche quando mette in discussione proprio noi.