29/08/2025
Le interviste dell' "AperiScacco"
ROBI AMADDEO (“DA MIMMO”), L'ARTE
DI DARE MATTO... IN CUCINA
Diego Amaddeo, per tutti Robi, è un nome storico della ristorazione bergamasca. Titolare del ristorante “Da Mimmo” in Città Alta, ha portato avanti con passione e continuità una tradizione familiare che unisce cucina di qualità e accoglienza calorosa. Il suo spazio estivo al Monastero di Astino è ormai un punto di riferimento per chi cerca gusto, convivialità e cultura, e proprio qui trova casa “AperiScacco”, in un intreccio tra sapori e strategie, piatti e partite. Da ristoratore di lungo corso, Robi sa che anche in cucina – come negli scacchi – servono visione, pazienza e la capacità di sorprendere con la mossa giusta.
Partiamo dalla domanda di rito: meglio un pedone oggi o una regina domani?
«Meglio una regina domani: la speranza è l’ultima a morire. Il pedone va rispettato, certo, ma senza ambizione non si arriva in fondo».
In cucina come negli scacchi: meglio improvvisare o seguire la ricetta?
«Le ricette nascono da improvvisazioni, così come la tradizione è un’innovazione ben riuscita. Quindi un po’ uno un po’ l’altra: bisogna conoscere la regola per poterla rompere al momento giusto».
Ha mai pensato a un menù a tema scacchi?
«No, non ho mai pensato a un menù a tema scacchi, ma se dovessi farlo giocherei sui contrasti di colori, non necessariamente il Bianco e il Nero».
Se dovesse scegliere un piatto per ogni pezzo, da dove partirebbe?
«In cucina si parte sempre dalle basi, dai soffritti, dal brodo, dai sughi. Quindi partirei dai pedoni. Darei un primo elegante alla regina, un secondo robusto al Re e, forse, un dessert leggero agli Alfieri».
Se potesse sfidare uno chef famoso a scacchi, chi sceglierebbe?
«Organizzerei un torneo come AperiScacco, perché sono tanti quelli che stimo, a partire dal nostro Chicco Cerea, poi Massimo Bottura, Niko Romito, Mauro Uliassi, Antonia Klugman, Nadia Santini. So che sogno in grande, ma se sono tuo amico un motivo ci sarà!».
Se dovesse creare un drink dedicato ad AperiScacco, quale nome gli darebbe?
«Lo chiamerei Polibibita, mossa del Cavallo: spiazzante, fuori dagli schemi, un sorso che cambia direzione come solo un Cavallo sa fare».
È stato lei a proporre di organizzare un evento di scacchi ad Astino. Connubio riuscito?
«La ristorazione è adatta a sposarsi con tutto ciò che è convivialità. Ad Astino abbiamo aggiunto la bellezza del luogo, uno scacco matto alla noia. Quindi sì, connubio riuscito».