Il nome è un omaggio al ciclista Giovanni Gerbi e alla canzone di Paolo Conte a lui dedicata. La chiesa seicentesca della Confraternita di San Michele, in Piazza San Martino ad Asti, è conosciuta in tutta Italia dal 2000 come il "Diavolo Rosso". Il locale, originariamente gestito dall'associazione culturale omonima e attualmente dall'associazione Ottolenghi Summer, prende il nome dal mitico Giova
nni Gerbi, l'astigiano campione di ciclismo nei primi decenni del Novecento, fu il primo italiano a disputare il Tour de France. Gerbi è inoltre protagonista di uno dei cavalli di battaglia di un altro astigiano eccellente, la canzone intitolata per l'appunto "Diavolo Rosso" di Paolo Conte. In questi 20 anni il Diavolo Rosso è stato ed è tutt'ora il vero e proprio polmone culturale della città di Asti, punto di riferimento a livello regionale e nazionale per quantità e qualità di proposte. L’assoluta unicità della location, l’atmosfera famigliare, l’accoglienza calorosa del suo staff hanno fatto innamorare del Diavolo Rosso non soltanto gli avventori, ma anche molti artisti di fama nazionale e internazionale. Gli stessi artisti che, spendendo parole lusinghiere nei confronti del locale in giro per l’Italia, hanno consigliato il Diavolo ad altri musicisti in quanto posto unico a livello nazionale per i live. In questi 20 anni il Diavolo Rosso avuto l’onore di ospitare tra gli altri: , Paolo Fresu, Brunori Sas Gianmaria Testa, Stefano Bollani, Giorgio Conte, Le Luci Della Centrale Elettrica, Modena City Ramblers, Pierpaolo Capovilla, Ex Otago, a cui si aggiungono protagonisti della scena musicale internazionale quali Elliott Murphy, Howard Jones, Steve Wynn. Rivolgendosi poi al territorio e ai suoi abitanti, il Diavolo Rosso continua ad assolvere senza fatica ad un compito vitale per ogni città: quello di essere un luogo di ritrovo, interazione e scambio per i cittadini, specie per i giovani. Un luogo in cui ogni espressione artistica locale è stata accolta e incoraggiata: il palco del Diavolo Rosso è sempre stato a disposizione dei giovani gruppi locali, così come il suo loggiato è sempre stata la “casa” di chi ha voluto esporre la propria arte.