Amici della contrada Manna

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Tradizioni. Carnevale Arianese per le vie della contrada
13/02/2024

Tradizioni. Carnevale Arianese per le vie della contrada

11/04/2021

Buongiorno! Oggi, 11 aprile Domenica della Divina Misericordia, la Chiesa ricorda San Stanislao, vescovo di Cracovia e martire e Santa Gemma Galgani, vergine terziaria passionista.

La Parola del giorno è tratta dal Vangelo di Giovanni

Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

Per approfondire con le riflessioni di Papa Francescohttps://www.vaticannews.va/it/vangelo-del-giorno-e-parola-del-giorno/2021/04/11.html

30/01/2021

++ COMUNICATO STAMPA ++
COVID-19, VACCINAZIONE POPOLAZIONE OVER 80: ATTIVA LA PIATTAFORMA INFORMATICA PER LE ADESIONI

🔴 : da oggi è possibile registrarsi sulla piattaforma informatica della Regione Campania per l’adesione alla campagna di vaccinazione anti Covid-19 riservata alla popolazione campana oltre gli 80 anni di età.
È già disponibile il link https://adesionevaccinazioni.soresa.it/
Per procedere alla registrazione, è necessario inserire il Codice Fiscale e il numero di Tessera Sanitaria del vaccinando. In caso di supporto nel processo da parte di terzi, è quindi necessario che chi supporta il vaccinando disponga di tali informazioni e sia autorizzato al loro utilizzo.
Al momento dell’adesione, è necessario fornire un indirizzo email e un recapito cellulare, che saranno utilizzati in fase di convocazione per la somministrazione della prima dose del vaccino. La piattaforma richiede la verifica del numero di cellulare fornito tramite un codice inviato via SMS.
Registrata l’adesione, sarà inviata una email di conferma all’indirizzo indicato. Sarà poi cura del centro vaccinale procedere con la successiva convocazione.

14/08/2020

Copio e incollo questo post di Tiziano monaco:

La vigilia del 15 agosto si sentiva già l’aria di festa. Poteva essere lunedì, martedì o qualsiasi giorno della settimana, ma era comunque sempre sabato, ossia il giorno che precedeva la festa, quella grande, quella che tutta la contrada aspettava per tutto l’anno. Era un po’ il centro dell’estate.

Parlo della festa della Manna perché io abitavo la, ma era un po’ la stessa cosa per ogni contrada o zona di Ar**no.

C’erano le contrade che si distinguevano per la costanza nel fare la festa più bella, quella più importante, con i cantanti più famosi dell’epoca, e c’erano le altre contrade che difendevano le proprie tradizioni, con sforzi più o meno grandi per portarle avanti, magari inventandosi sempre qualcosa in più per poter “vincere” (o almeno, averne l’impressione), sulla contrada rivale.

Tornando alla festa della Manna, la vigilia era caratterizzata per lo più dalla gente del posto. C’erano le messe a cui prevalentemente partecipavano le mamme che l’indomani sarebbero state troppo impegnate per la cucina, anche se in alternativa c’era sempre qualche messa il giorno stesso della festa ma prestissimo.

Sul tardi arrivavano le prime bancarelle a prendersi il posto. Quando andava bene c’erano anche le giostre, in genere le catene per i grandi e quelle per i bambini. Se poi andava proprio di lusso c’era pure qualche altra giostra.

Tutta la contrada era in festa e, come sempre, c’era chi voleva i cantanti più moderni, chi invece voleva qualcosa che andasse bene per le persone un po’ meno giovani.

Sta di fatto che i preparativi cominciavano mesi prima, già con l’istituzione dei priori, quelli che avrebbero curato tutta l’organizzazione.

Perdonatemi ma qui voglio ricordare, oltre che il mio papà Venturino, anche il mio compare Filippo Lo Conte ma, come loro, tanti altri si prodigavano per portare avanti quella tradizione.

Con la stessa filosofia di un politico che va in cerca di voti, i priori sceglievano le zone e le famiglie dove ritenevano di avere una maggiore influenza o conoscenze, così ché le famiglie avrebbero potuto dare loro qualche soldo in più. E di soldi ne servivano tanti. Quanto più era importante e attuale il cantante, tanto più costava.

Ricordo che a volte, durante i preparativi, c’era sempre qualcuno che ventilava nomi come “Celentano” o i “Pooh” e la notizia si diffondeva a macchia d’olio come quelle che oggi si chiamerebbero delle “fake-news”. Ma altro che fake-news. Alla fine non ci credeva nessuno: “… ma tu lu ssa quanto ci vole pi’ Celentano? Minimo ci vuonno ciento miliuni…”.

… e si andava avanti così. Ma faceva tutto parte del gioco.

I priori giravano per le varie contrade di Ar**no raccogliendo soldi e lasciando bigliettini di ricevuta che, quando andava bene, avevano un semplice timbro ne garantiva l’ufficialità che si trattava di una festa per la chiesa. Altrimenti, anche senza timbro, di quei soldi non se ne sarebbe appropriato nessuno. L’errore ci poteva stare, ma nessuno ne avrebbe fatto un uso personale.

Uno o due giorni prima del quindici venivano quelli della ditta che montava le luminarie, che allora chiamavamo “illuminazioni”. Spesso montavano i pali con largo anticipo rispetto alle luci perché le avrebbero smontate da qualche altra zona in cui c’era stata una festa precedente. Anche le illuminazioni erano oggetto di valutazione da parte della gente, se erano state più belle o più brutte rispetto a quelle dell’anno precedente.

La sera del 14, sull’imbrunire, cerano gli spari vicino alla chiesa. Non erano i fuochi d’artificio. Quelli, se la raccolta dei soldi era andata bene, ci sarebbero stati l’indomani. Quei fuochi invece facevano anche da richiamo a voler significare che l’indomani ci sarebbe stata la festa.

Le strade erano piene di turisti, anzi, più che turisti, erano quelli che lavoravano fuori, all’estero o al nord Italia, che rientravano per la festa.

L’aria di festa era anche a casa, quando rientravo la sera. Era una di quelle poche volte in cui, quando rientravo, mamma o non mi notava completamente, tanto era indaffarata nei preparativi, oppure non mi salutava nemmeno che già mi dava qualcosa da fare: “… Tizià… stu tavolo l’amma mette rint’a quera stanza… Quann’ha finuto va a piglià li segge andu nonna, ca io nun ce la fazzo. Nun pozzo fa tutte li cose io…”.

Una tempesta. Da che ero rientrato tutto rilassato, a che mi ritrovavo a trafficare con sedie e tavoli.

Sul tardi, con la casa che odorava di sugo e di altre cose che mamma stava preparando e che: “… NUN TUCCA’ NIENTE!...”, si andava a dormire.

Il 15 mattina venivo svegliato dai colpi dei fuochi che accompagnavano la processione. Da quel momento in poi mi veniva la smania perché mi pareva che già tutti si trovavano alla festa e mancavo solo io. Perciò, subito doccia, vestiti (in genere nuovi, per l’occasione), e via.

Papà: “… vai a la messa di li dieci o a quera di l’undici?...”.

Non era che lui volesse sapere a quale delle due messe sarei andato. Era un ricordare che DOVEVO andare a messa! Mo’, che fosse stata quella delle dieci o quella delle undici, poco importava. Ma dovevo andare a messa 😊.

Dico la verità, un po’ mi scocciava perché volevo godermi la festa, andare in giro, incontrare gli amici, ma poi, riflettendoci, pensavo che anche per me, non andare a messa quel giorno, voleva dire non dare valore a quella festa.

Camminavo lungo la strada con le bancarelle scrutando fra la gente e ripromettendomi che sarei ripassato dopo la messa a guardare meglio. Davanti alla chiesa c’erano i signori più grandi, pronti ad entrare. Non so oggi, ma allora noi ragazzi li chiamavamo tutti zii, anche se non vi era un effettivo legame di parentela. In realtà lo erano zii. Era talmente bella l’unione della contrada che ci si conosceva tutti e ci si sentiva tutti un po’ parenti.

Si entrava in una chiesa affollatissima. Non ci si pensava nemmeno alla possibilità di sedersi. Quelle volte che ho fatto da chierichetto mi sentivo anche un po’ protagonista, sapendo che tutti guardavano verso l’altare. Il clou del mio intervento era quando dovevo passare le ampolline al prete o quando dovevo suonare la campanella mentre benediceva l’ostia. Poi, con la fine della messa, terminava anche il mio momento di gloria.

Si restava a passeggiare fino all’orario limite perché non si poteva fare troppo tardi per il pranzo e, soprattutto, non fare attendere gli ospiti.

Arrivato a casa, puntualmente, gli ospiti erano già arrivati e di nuovo mi arruolava mamma per essere aiutata. Era mio il compito di mettere le mozzarelline in tutti i piatti dell’antipasto, così com’era mio il compito di affettare lu capocuollo. L’effetto di quell’enorme tavola imbandita era bellissimo.

A me divertiva molto l’andamento del pranzo. Dopo un inizio molto formale, man mano che i piatti si susseguivano (e se ne susseguivano!) i commensali si scomponevano nella forma e nella sostanza. In pratica, i vestiti in ordine e l’allegria erano inversamente proporzionati all’appanzamento e al vino che scendeva.

Il vino…

Non ricordo una sola festa del genere in cui non c’era la classica pesca nel vino. E hai voglia che si diceva che il vino va servito a temperatura ambiente: noi il vino lo volevamo freddo, col ghiaccio!

Prima del dolce c’era qualcuno che, a fatica, riusciva ad alzarsi. Mo… se mi sono preso la briga di raccontare questa cosa, o la racconto bene o niente. Bene… era questo il momento in cui alcuni si alzavano e si facevano una camminata fuori, magari per fumarsi una sigaretta. Magari se la fumava pure chi non aveva mai fumato, giusto per avere la scusa di uscire per quanto bastava.

Ed era anche questo il momento in cui ognuno avrebbe voluto stare da solo, buttato su un letto a rilassarsi. Ma o si era ospiti o si ospitava qualcuno e quindi non si poteva.

Mio zio che dormiva nella 127 lo ricordo però!

La sera, piano piano, sopraggiungeva il fresco e quindi si iniziava ad andare per la festa vera e propria.

Con l’approssimarsi dell’esibizione del cantante principale, ci si andava a mettere nei pressi del palco, dove lo si poteva guardare ed ascoltare meglio. E che emozione quando arrivava. Vedere dal vivo quelle persone che qualche mese prima si erano viste magari al festival di Sanremo era emozionante, almeno per noi ragazzini.

Ricordo un episodio particolare in cui un cantante utilizzava uno dei primi microfoni senza filo. Ad un certo punto scese dal palco passeggiando fra la gente e continuando a cantare. Il problema è che non tutti lo avevano visto e c’era una signora che continuava a guardare sul palco pur non vendendolo e rimproverando il tizio che l’aveva urtata: era il cantante! Il rimproverò si sentì nelle casse 😊

Al termine dell’esibizione del cantante c’era la rincorsa all’autografo. Ricordo che, raccomandato da papà, mi misi a parlare niente meno che con Mino Reitano.

La fine della festa era a mezzanotte, quando venivano sparati i fuochi d’artificio.

Con gli altri ragazzi si restava in giro per un po’, il più delle volte davanti alla scuola elementare, a parlare e magari bere qualcosa insieme.

L’indomani era ancora festa. Una festa più intima, però, per lo più frequentata dalle persone della contrada. Qualche bancarella restava rendendo la festa ancora viva. Era la sera del cinema all’aperto. Arrivava questo furgone, in genere da Mirabella, e piazzava questo mega schermo. I film proiettati in genere erano due. A pensarci ora, chi si guarderebbe due film di fila, seduti su una panca della chiesa, su un mattone o a terra? Si, perché ci si arrangiava come si poteva. Molta gente si portava le sedie da casa.

Questa usanza più tardi venne sostituita con altre cose. Qualche anno, mi risulta, con la sagra del cinghiale.

Io però già non vivevo più ad Ar**no. Ricordo che riuscì a liberarmi dal lavoro e venni in moto dalla Sicilia, senza dire niente a nessuno. I miei non sapevano nemmeno che avessi comprato una moto. L’unico a sapere che sarei venuto era uno dei miei fratelli. Attraversai la Calabria patendo un freddo cane pur di arrivare almeno per quella sagra. Sotto il tendone adibito a sala c’era la maggior parte della gente della contrada. Li conoscevo tutti. Il prete, Don Vincenzo, saputo che ero arrivato, improvvisò anche una cosa carina. Mi chiese di aspettare in una stanza e quindi, prima di farmi entrare, iniziò ad intervistare persone prese a caso, chiedendo loro di ricordare qualche parente che non era potuto ve**re per quella festa. Così facendo, chiamò anche papà al quale chiese se avesse qualcuno che non aveva potuto presenziare. Ovviamente fece il mio nome dicendo che non c’ero perché non avevo avuto le ferie. Don Vincenzo gli chiese: “… ma ti farebbe piacere se lui fosse qui stasera?...”. Papà rispose: “… e a quale padre non farebbe piacere rivedere il proprio figlio? …” e su quelle parole mi fecero entrare. In pratica, Don Vincenzo si improvvisò ad essere una Raffaella Carrà e papà stette al gioco. Io entrai con il casco in mano, infreddolito, fra tutta quella gente che conoscevo.

Mi rendo conto che ho scritto tanto. Mi è venuto di scrivere questi ricordi dopo che ho visto alcuni dei programmi delle feste che ci sono in questi giorni ad Ar**no. O meglio, delle feste che NON ci sono.

Quest’anno è andata così. Ci resta quella nostra grande e forte identità che non dobbiamo perdere, ovunque ci troviamo.

Un saluto a tutti voi.

11/08/2020
31/07/2020

Transito interrotto per oggi sotto il ponte manna deviazione da Villa sorriso o svincolo Orneta😉

L’alto calore sta aggiustando il guasto sotto il ponte hanno chiuso la condotta potreste restare senza acqua.
28/07/2020

L’alto calore sta aggiustando il guasto sotto il ponte hanno chiuso la condotta potreste restare senza acqua.

19/07/2020

Lavori urgenti in città, comunicazione importante per la popolazione

Poveri noi
13/07/2020

Poveri noi

CAUSA ROTTURA CONDOTTA ADDUTTRICE IN AGRO DEL COMUNE DI TORELLA DEI LOMBARDI, L'EROGAZIONE IDRICA A SERVIZIO DEL COMUNE DI AR**NO IRPINO ED ALTRI E' SOSPESA.

Nel giardino sono nati i ribes raccoglieteli sono lì per voi.
21/06/2020

Nel giardino sono nati i ribes raccoglieteli sono lì per voi.

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