Festival Internazionale dei Templari

Festival Internazionale dei Templari Festival Internazionale dei Templari.
👉🏼Sesta edizione 3 e 4 luglio! Ideato e diretto da Simonetta Cerrini e Gian Piero Alloisio.

Finalmente possiamo svelarvi il tema della VI edizione del Festival Internazionale dei Templari: “I Templari, San France...
19/05/2026

Finalmente possiamo svelarvi il tema della VI edizione del Festival Internazionale dei Templari: “I Templari, San Francesco, il sacro e il potere”

🗓️ 3 e 4 luglio
📍 Alessandria

✅ Continua a seguirci per scoprire il programma, i luoghi e gli ospiti del festival!

12/05/2026

Lo scorso anno è stato magico ✨ E quest’anno non sarà da meno. Non prendete impegni: il 3 e 4 luglio torna ad Alessandria il Festival Internazionale dei Templari e… non potete mancare!

📣 SAVE THE DATE 📣Torna, per la sua VI edizione, il 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗹𝗮𝗿𝗶. Vi aspettiamo il 𝟯 𝗲 𝟰 luglio a...
05/05/2026

📣 SAVE THE DATE 📣
Torna, per la sua VI edizione, il 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗹𝗮𝗿𝗶. Vi aspettiamo il 𝟯 𝗲 𝟰 luglio ad 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗶𝗮 con storici, cantanti, musicisti, attori e rievocatori per raccontarvi ancora una volta la storia dell'ordine religioso e militare più affascinante del Medioevo ✨ Non mancate!

➡️Per scoprire il programma, gli ospiti e i luoghi continuate a seguirci ❤️

01/01/2026

🔴 Sarà “Il tempo di Francesco” il titolo del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 23 al 27 settembre 2026.

Un viaggio all’alba del Duecento e lungo i decenni successivi per celebrare Francesco d’Assisi (1182-1226) a ottocento anni dalla morte: un omaggio al santo più conosciuto al mondo e alla città di Gubbio, sede permanente del festival. Fu proprio qui che nel lontano e gelido inverno del 1206 un Francesco rifiutato, lacero e infreddolito, venne accolto dopo una avventurosa marcia nella neve. Nella città di S. Ubaldo indossò per la prima volta il saio, la povera veste dal colore di terra, simbolo da secoli dell’Ordine francescano.

🐺 Gubbio nell’immaginario collettivo è anche il teatro della storia francescana per eccellenza: quella dell’incontro tra San Francesco e un lupo famelico che sbranava uomini e animali spargendo morte e terrore in tutto il contado. Francesco parla alla belva. Comprende che la sua ferocia viene dalla fame. Trasforma la paura in fiducia, la violenza in dialogo. E si fa garante della pace fra gli eugubini e l’animale. Il lupo, ammansito, viene accolto e nutrito tra le mura cittadine. Il “nemico” diventa un “fratello” da proteggere e accudire.

🔴 Come ogni anno, le lezioni di storia di taglio divulgativo del Festival del Medioevo saranno una preziosa occasione per affrontare anche i grandi temi della società contemporanea. L’esplicita indicazione arriva già dal sottotitolo del manifesto che annuncia la dodicesima edizione: «Homo homini lupus», «L’uomo è lupo per l’uomo». L’aforisma di Plauto, reso celebre dal filosofo seicentesco Thomas Hobbes, ricorda che nello stato di natura gli uomini sono soggiogati in modo perenne dall’egoismo. E si combattono l’un l’altro per istinto di sopravvivenza.

👉 Allora il tempo di Francesco è anche il nostro tempo: oggi, come nel Duecento, il “secolo d’oro” dell’età medievale, segnato da innovazioni, scoperte, fratture sociali, fioriture artistiche e nuove potenze imperiali, il mondo è lacerato dai conflitti, dagli odi delle opposte fazioni, dalla paura dell’altro e dal potere crescente del denaro che rischia di apparire come la misura di tutte le cose. È “l'aiuola che ci fa tanto feroci” citata da Dante Alighieri nel XXII canto del Paradiso.

🎨 Così, nell’immagine grafica del Festival del Medioevo 2026, Francesco, insieme al lupo del fioretto, sembra abbracciare anche tutto il male del mondo. E sembra dirci che anche l’eterno “tempo del lupo”, può essere attraversato senza rinunciare all’umanità e all’attenzione verso i nostri simili.

https://www.festivaldelmedioevo.it/

Comune di Gubbio
Patrocinio Regione Umbria | GAL Alta Umbria. | Camera Commercio Umbria | Fondazione Giancarlo Pallavicini Onlus Umanitaria e Culturale
Con il sostegno di Fondazione Perugia
Sponsor Creare Futuro - Colacem & Colabeton | Park Hotel Ai Cappuccini | CVR

Locandina Archi's Comunicazione

09/12/2025
05/12/2025

Ѐ disponibile in edicola: 𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑙𝑎𝑟𝑖 𝑖𝑛 𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖, il nuovo numero de "I libri di Franco Cardini" con il Corriere della Sera 📰🌟

Gerusalemme, 1120: nel cielo chiaro del mattino, dove prima risuonava il canto del muezzin, ora vibrano i rintocchi bronzei della campana del Tempio di Salomone. In questo luogo mistico, crocevia dei fedeli di varie confessioni, hanno da poco preso dimora i chierici guardiani dei caravanserragli e delle vie di pellegrinaggio verso la Città Santa. Da questa nuova casa hanno tratto il nome: templari. Ma di quella campana che tenne a battesimo i milites Christi oggi non resta che una fotografia in bianco e nero, scovata tra le carte d'archivio ora al museo Rockefeller. Con questa campana comincia la Storia dei templari in otto oggetti di Franco Cardini e Simonetta Cerrini, entrambi convinti che la Storia non si trovi soltanto racchiusa nei libri, ma anche e forse soprattutto nei reperti che il tempo lascia dietro di sé. Così una chiave, un cucchiaio, un sigillo, una formula magica, un reliquiario, un portale si rivelano scrigni prosaici di verità liberate dalla polvere del passato, dalle incrostazioni delle leggende. Questi oggetti raccontano in modo nuovo e originale la vicenda dei templari, ripercorrendone gli snodi principali e le sottotrame più segrete: conosceremo la reliquia della Vera Croce rubata da un sacerdote che, pentito, decide di lasciarla in custodia ai templari di Brindisi prima di essere gettato tra le onde; seguiremo le rocambolesche peripezie di Ruggero di Flor, il templare che si fece corsaro, e assisteremo alla retata francese in cui furono catturati più di mille milites tra cui Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell'ordine.

Oggi, da remoto, al prestigioso Colloque  international de Troyes Templiers et Templarisme: raisons et déraisons d'un my...
17/10/2025

Oggi, da remoto, al prestigioso Colloque international de Troyes Templiers et Templarisme: raisons et déraisons d'un mythe, organizzato dalla Templars Route, ho presentato una relazione sul Festival Internazionale dei Templari, questo strano animale che abbiamo inventato, Gian Piero Alloisio ed io, e che è cresciuto grazie ai variegati e preziosi contributi di decine di amici e colleghi. Grazie al Comune di Alessandria per la fiducia e all' Università del Piemonte Orientale per il patrocinio. Qui aggiungo un breve video che avrei voluto far ascoltare al Convegno.
Simonetta Cerrini
Grazie a Lorenzo Mercuri per le foto

Grande appuntamento da non mancare ! Festival del Medioevo
22/09/2025

Grande appuntamento da non mancare ! Festival del Medioevo

Sito ufficiale Comune di Gubbio

21/08/2025

At its last General Assembly, Templars Route welcomed a new Italian member: Mansio Templi Parmensis 1275 asd. Created by a group of friends from Parma who are passionate about history, and the Middle Ages in particular, this association is dedicated to the Knights Templar. Welcome to Emiliano and his team.

Lors de sa dernière Assemblée générale, le Templars Route accueilli un nouvel adhérent italien : la Mansio Templi Parmensis 1275 asd. Créée par un groupe d'amis de Parme passionnés d'histoire, et du Moyen Âge en particulier, cette association se consacre aux Chevaliers du Temple. Bienvenue à Emiliano et son équipe.

La Mansio Templi Parmensis è una libera associazione creata da un gruppo di amici di Parma appassionati di Storia, e di Medioevo in particolare. Folgorati dalle contraddizioni delle Crociate, abbiamo deciso di vestire i panni dei monaci-guerrieri noti con il nome di Cavalieri del Tempio o, più comunemente, Templari, il cui compito era di difendere i pellegrini cristiani che si recavano a Gerusalemme. Recentemente abbiamo aggiunto un progetto parallelo di rievocazione dei cavalieri Ospitalieri, durante la loro permanenza a Rodi alla fine del XIV secolo.
https://www.mtparmensis1275.com/home

11/08/2025

“COLLOCARE IL (BISTRATTATO) MEDIOEVO NELLA GIUSTA PROSPETTIVA”

di Franco Cardini

L’articolo a firma di Franco Cardini apparso il 31 luglio 2025 sull'Osservatore romano, riproposto qui:
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La discussione suscitata dal documento dedicato alla storia da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si apre con una frase tanto perentoria quanto impegnativa («Solo l’Occidente conosce la Storia»), ha suscitato a vari livelli un dibattito molto significativo. Fra gli altri argomenti proposti, è apparso singolare come l’età medievale, tanto presente nella memoria comunitaria (basti pensare a Dante) nonché nel paesaggio soprattutto urbano e nelle arti del nostro paese, sia relegata alla fine del V anno del ciclo della scuola primaria riguardo al periodo intercorso tra le fine dell’impero romano d’Occidente e l’espansione islamica (secc. VII-IX), mentre l’intensa fase socioculturale compresa tra l’esperienza di Carlomagno e l’alba della Modernità con l’Umanesimo e il Rinascimento venga compressa nella prima metà del primo anno della scuola secondaria.

Tra le ragioni delle perplessità con le quali la proposta ministeriale è stata accolta, astraendo qui da altri aspetti e momenti della storia nel suo complesso, sembra opportuno sottolineare il trattamento riservato al medioevo sia per la sua eccessiva compendiosità, sia per l’inadeguatezza del rapporto che questa fretta e questa superficialità provoca rispetto a due argomenti di fondo: propriamente storico il primo, socioculturale e connesso con il nostro vivo presente il secondo.

Primo: la centralità del periodo che convenzionalmente (e ormai fino dal Tre-Quattrocento) viene indicato con il termine “medioevo” proprio nella costruzione di quella coscienza identitaria occidentale e in particolar modo italiana che sta esplicitamente tanto a cuore agli estensori del progetto ministeriale. Mentre è molto discutibile che “solo” l’Occidente abbia “conosciuto” (sic) la storia, è fuor di dubbio che il medioevo come età di transizione tra Antichità e Modernità è stato proposto come dimensione originale e specifico nel corso di un lungo e intenso dibattito che in Europa ha attraversato i secoli: dall’avversione umanistica alla svalutazione illuministica alla rivendicazione a tratti perfino apologetica del Romanticismo. Una maggior attenzione per il medioevo — i cui caratteri originali sono talora serviti ai nostri studiosi anche per indicare, ma solo in senso traslato, momenti e caratteri salienti di culture “altre” (un “medioevo” ellenico, o “giapponese”, o “etiopico”) — sarà necessaria ai nostri ragazzi proprio per meglio comprendere quel che della cultura occidentale è specifico rispetto alle altre (a cominciare dal ruolo centrale del cristianesimo latino) e al tempo stesso la portata della Modernità come vera e propria rivoluzione rispetto alle epoche precedenti.

Secondo: e qui è necessario guardarsi attorno, specie nelle culture giovanili. Sia revival di un fenomeno già accaduto (ad esempio ai primi dell’Ottocento), sia effetto di premesse e di condizioni del tutto nuove, oggi — mentre l’insegnamento scolastico e universitario è in grave crisi e la lettura della carta stampata precipita — il medioevo impazza: sul grande e sul piccolo schermo, nei war games e nei “giochi di ruolo”, nelle varie forme di letteratura narrativa comprese fantastoria e fumettistica, nelle feste e nelle saghe cittadine con momenti di speciale intensità come il Calendimaggio d’Assisi e la Settimana Medievale di Gubbio che attraggono addirittura masse di partecipanti con immediate ripercussioni anche sulla vita economica (il turismo, la ristorazione, le molte forme di proposte nello spettacolo, l’inattesa e insospettata nascita di vari tipi di produzione artigiana), la nascita o la rinascita di sodalizi che hanno fatto riscoprire soprattutto alle giovani generazioni la gioia del vivere e soprattutto di giocare insieme.

L’Ondata medievale, magari preceduta da più o meno visibili segni, investì l’Europa, gli Stati Uniti e anche altre parti del mondo (ad esempio l’Australia e l’America latina) già tra Anni Sessanta e Settanta, con l’”effetto Tolkien”: cioè con lo straordinario successo del romanzo forse definibile (ma sarebbe riduttivo…) come heroic fantasy del filologo e cattolico John Ronald Reuel Tolkien Il signore degli anelli. La grande saga dell’Anello Magico — si noti che Tolkien era filologo illustrissimo ed esponente degli Oxford Christian — conquistò ed esaltò specie i giovanissimi: e fece scalpore il paradosso della sua «appropriazione bipolare»: negli Stati Uniti essa diventò il vessillo della controcultura militante, mentre in Europa e in particolare in Italia venne accolta come Bibbia ispiratrice di una frangia ristretta ma culturalmente significativa di un’estrema destra dai caratteri giudicati come «reazionario-postmoderni». Seguì, nel 1980, Il nome della rosa di Umberto Eco, mentre il medioevo diveniva sempre più lo scenario storico o fantastorico di opere di successo e crescevano i fenomeni travolgenti dei libri di Ken Follett e di Dan Brown.

Era un medioevo rumoroso, spesso tra il goliardico e lo straccione, con indubbi caratteri “brancaleonici”: ma non va dimenticato che L’Armata Brancaleone di Monicelli, del resto un capolavoro nel suo genere, era nata come parodia del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. In un primissimo tempo, il mondo della medievistica “seria”, quello degli studiosi e degli accademici, mostrò incuranza e disprezzo nei suoi confronti. Ma gradualmente alcuni studiosi cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di reagire in modo concreto e significativo al fatto che le aule e gli istituti della medievistica ufficiale e scientifica si svuotavano mentre le strade e le piazze si riempivano di ragazzi che non avevano mai aperto un libro di Marc Bloch o di Jacques Le Goff mentre ammattivano dinanzi ai banali luoghi comuni o alle fiabe bislacche del Falso Medioevo. Non sarebbe stato il caso di raccogliere la sfida e provare a “insegnar giocando” e al tempo stesso “giocar insegnando”, cioè di “rifilologizzare il gioco del medioevo”?

Ci provò una rivista intelligente, i «Quaderni medievali» del compianto Giosuè Musca dell’università di Bari; e fece epoca, nel 1983, il convegno dedicato a Il sogno del medioevo egemonizzato — e da chi altri sennò? — da Umberto Eco.
Oggi, lo studio dei rapporti tra la scienza medievistica e il fenomeno sociologico-ludico del cosiddetto medievalismo è entrato nell’Università sotto gli occhi tutto sommato benevoli e divertiti di Alessandro Barbero e quelli più severi ma straordinariamente attenti di Giuseppe Sergi o riservati ma flessibili di Massimo Oldoni: e vi prendono parte come coprotagonisti studiosi giovani, qualcuno giovanissimo, che vanno da Tommaso di Carpegna Falconieri a Francesca Roversi Monaco a Umberto Longo, tanto per citare fra molti valenti ricercatori quelli che alle molte facce del medioevo stanno conferendo un sicuro statuto scientifico.

Link: https://ildomaniditalia.eu/solo-loccidente-conosce-la-storia-allora-non-dimentichi-il-medioevo/

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