17/08/2025
Sentire e abitare la vita in Aspromonte, il mare che nasce da esso, la resina di San Leo protettore, il pane nero d'oriente, il fuoco del Drako, il ghiaccio delle neviere, vitigni bizantini e palmenti antichi, le rocce e le pietre che ci raccontano, querce e pini che fanno casa, pastori e capre che si confindono; è il territorio dove nascono i cibi e l'agricoltura, l’Aspromonte, dove si partepica di un'unica natura in una comunione che trascende le singole forme in cui si esprime la vita. É un microcosmo universale la Montagna dove tutto ciò che accade è intrecciato e interconnesso, senza separatezza. È un'unica natura, è "una nuova idea di mondo" che dobbiamo salvaguardare dal rischio depauperamento. Ecco che il cibo è relazione oltre che il piacere che ci dona, conserva riti, simboli, antropologia, storia. Che cosa vuol dire questi in un'epoca di disinteresse e disimpegno civile e politico? Vuol dire che dobbiamo rimettere al centro il ripopolamento della nostra montagna attraverso il cibo stesso che lo lega all'impatto sociale e relazionale; ecco perché dobbiamo sentire, abitare e pensare con ciò che accade, a "Gente in amAspromonte"
Abiteremo con i vini di Domenico Rinaldis "Nasciri" che nella nostra lingua è nascita, quindi natura, vita che si rigenera continuamente, il vero futuro; abiteremo con le granite del bar ettore di Antonio Ruggia l'erede dei nevieri d'Aspromonte, della scherbet araba, la nostra scirubetta che nella locride si è caratterizzata; abiteremo con il grano Jermanu di Laura Multari perché noi siamo Oriente nella segale che discende le montagne per fare scuro il nostro pane, legato all'olio geracese che vela svela e rivela sapori e saperi, di Francesci Macrì.
Sentire, abitare e pensare con ciò che accade, questo è "Gente in Aspromonte"