09/07/2017
la meta di oggi, se così si può dire, è la storia ... quella della Grande Guerra che qui presenta ancora tracce importanti.
le tracce della sofferenza e solitudine dei tanti uomini e donne che su queste montagne hanno dato la vita per un paese che ancora stava cercando di diventare stato.
le tracce della guerra in cui possiamo solo immaginare come si poteva "vivere", dalle quali possiamo solo cercare di capire che cosa sia successo e grazie alle quali ci rendiamo conto, ad ogni passo, quanto siamo fortunati a vivere oggi, qui e ora, lontani dalle atrocità di qualsiasi conflitto.
per salire sul monte Piana c'è un lungo sentiero (era quello percorso dai camion dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale) che presenta una pendenza continua e costante: affrontiamo i 5 km e i 500 metri di dislivello con un passo medio che ci permette, anche se con un po' di fiatone, di andare su tornante dopo tornante, senza troppe pause (se non quelle per bere). non è la prima volta che ho voglia di camminare assecondando il mio passo al respiro, anche se un po' affannato: mi dà quella giusta sensazione di fatica che poi, arrivata in cima, mi regala una certa soddisfazione del lavoro fatto.
su in cima, poi, ci muoviamo silenziosi tra le varie trincee, tra ciò che rimane di quella parte di storia, atroce, che qui ancora urla il suo dolore e i suoi racconti. la zona è molto ampia: il monte Piana era un punto strategico del fronte italiano e si vede che quassù le strutture e stazioni (di cannoni, mitragliatrici, avamposti) erano ben articolate a difendere tutta l'area.
cerco di raccogliere le tantissime sensazioni e di riportarle con me a valle ... mi viene voglia di riprendere in mano alcuni romanzi che raccontano questi momenti e tornata a Roma ho intenzione di rileggere Rigoni Stern e altri autori che possono aiutarmi a fissare ancor meglio ciò che mi ha regalato la camminata di oggi.