10/11/2022
9 NOVEMBRE: GIORNATA DEL REVISIONISMO STORICO
Continua la campagna di disinformazione e revisionismo storico da parte della giunta comunale di : questa volta si tratta di una serie di eventi "culturali" dedicati, si dice, alla commemorazione delle vittime del comunismo… Si tratta davvero di questo? O dietro ciò si cela un disegno politico decisamente diverso?
Analizziamo nel dettaglio chi sono i relatori invitati alla convention anticomunista organizzata del Comune di Pordenone .
Stefano Zecchi:
accademico ed opinionista conservatore su canali Mediaset (Rete 4) e cattolici (Rete2000), editorialista per il quotidiano di destra il Giornale. Già candidato sindaco di Venezia per la formazione indipendentista Partito dei Veneti, è noto per le sue discutibili posizioni sul 25 aprile, definito “esaltazione masochistica collettiva”. Ritiene il ddl Zan inutile e pericoloso, in quanto, sostiene, “il vero scopo è il poter indottrinare i ragazzi delle elementari e sviluppare un controllo poliziesco”.
Marcello Veneziani:
forse il principale intellettuale post-fascista italiano. Collaboratore di vari quotidiani, principalmente di destra, quali il Giornale e Libero. Tra i suoi interessi di studio spiccano il pensatore più “a destra del fascismo”, Julius Evola, e Benito Mussolini, definito entusiasticamente “uomo dell’anno 2017”. Critica la globalizzazione sostenendo la necessità di ritornare alla tradizione patriottica e cristiana dell’Europa. Definisce l’omosessualità come una delle “astuzie” adottate dall’umanità “per estinguersi”.
Daniele Dell’Orco
Giornalista ed autore, anch’egli collaboratore de il Giornale e Libero. Pubblica per la casa editrice di destra Historica ed è uno dei fondatori del think tank della destra conservatrice “Nazione Futura”.
Stefano Pilotto
Accademico, membro dell’organizzazione nazionalista e irredentista “Lega Nazionale” che, oltre a suggerire un’interpretazione revisionista della questione del confine orientale, si propone di rivendicare l’italianità dei territori, non solo di Trieste, ma anche istriani e dalmati.
Tutti intellettuali della destra reazionaria o che vengono dalla storia del neofascismo.
Nessun contraddittorio o punti di vista differenti: non solo nessun relatore di sinistra, figurarsi, ma nemmeno uno che semplicemente non sia di destra, foss’anche liberale.
Lo scopo non sembra proprio quello di proporre un analisi storica ma, piuttosto, quello di criminalizzare il - forza politica determinante per l’abbattimento della tirannide nazifascista e l’instaurazione della Repubblica nel nostro paese - con lo scopo precipuo di sdoganare il fascimo e le posizioni politiche reazionarie. Delegittimando, così, la e la della , la quale si fonda sul rifiuto del .
Si tratta, dunque, di un caso - non il primo, come avremo modo di mostrare in post futuri - in cui è evidente l’uso politico strumentale delle istituzioni da parte delle giunte di Ciriani. Preoccupa, in particolare, il ruolo da “minculpop” dell’assessorato alla cultura pordenonese.
Tutto ciò, tra l’altro, dimostra l’ipocrisia e la malafede della giunta Ciriani e della sua cricca. Ricordiamo tutti quali erano le parole d’ordine della giunta quando ha sollevato la polemica nei confronti delle iniziative organizzate per le scuole in occasione del centenario delle barricate antifasciste a Torre: “No politica nelle scuole”. Ora, però, sono loro stessi ad organizzare eventi ideologizzati per le scuole. Con la differenza che l’ - al contrario dell’anticomunismo - è un valore fondante della Repubblica.
Esistono delle differenze sostanziali tra fascismo e comunismo, tali per cui non è possibile in alcun modo pensare di porli sullo stesso piano. Il fascismo è stato un regime che rivendicava fieramente ed esplicitamente il ricorso alla violenza, che aveva come scopo la soppressione delle istanze avanzate dalle classi popolari ed il diritto di sciopero, in favore di un ordine che garantisse il profitto e gli interessi delle classi padronali, che faceva della superiorità razziale ed etnica - e dunque della guerra - dei principi cardine ed irrinunciabili.
Il comunismo, al di là delle deformazioni che hanno caratterizzato alcune delle sue manifestazioni storiche, è stato, invece, un movimento durato oltre un secolo e mezzo che non si è risolto nei regimi ad esso ispirati, che ha prodotto, nel nostro paese, la Resistenza, la Costituzione, la lotta alle mafie, la conquista dei diritti sociali e, in generale, un ideale di liberazione ed emancipazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ancora attuale. E, nel mondo, ha combattuto per la pace e contro il nazifascismo, ispirando la decolonizzazione e l’emancipazione dei popoli fino ad allora sottomessi all’occidente imperialista.
Ancora oggi, la destra e gli eredi dei fascisti dimostrano, col loro revisionismo storico e l'avversione nei confronti del comunismo, di schierarsi - ancora una volta - dalla parte degli capitalisti, del dominio dei bianchi europei sugli altri popoli e del .
Ecco cos’è il revisionismo storico: si comincia con le leggi sul giorno del ricordo e si arriva al .