12/09/2026
Viva Pomigliano.
Lo diciamo senza ironia e senza postille, che già questa è una notizia.
Speriamo davvero che Pomigliano diventi Capitale italiana del libro. Lo speriamo per la sua comunità del libro, per chi legge, per chi apre una libreria, per chi ha amato il FLIP e lo ha fatto crescere quando era ancora una strana fissazione di poche persone.
Sei librerie in meno di quarantamila abitanti. È un numero quasi assurdo. Ed è anche per questo che abbiamo scritto quel dossier: per restituire qualcosa di quello che Pomigliano ha dato al FLIP.
Diventare Capitale italiana del libro significa avere risorse importanti da investire in scuole, biblioteche, librerie, lettura, spazi e iniziative. Ma soprattutto una possibilità: non fare un bellissimo 2027 e poi spegnere la luce il 1° gennaio 2028.
Lo sappiamo perché quel dossier lo abbiamo scritto noi. E dentro ci abbiamo messo questa idea: il 2027 non come traguardo, ma come inizio. Un’infrastruttura del libro permanente, qualcosa che resti quando saranno finite fotografie, inaugurazioni e fasce tricolori.
Questa possibilità è di Pomigliano. Non del FLIP. Non del Sindaco. Non dell’Assessore. Di Pomigliano.
E non saremo noi a togliergliela.
Complimenti e auguri, quindi, ai tecnici e ai funzionari del Comune con cui abbiamo lavorato in questi mesi.
Noi, però, alla fase successiva non ci saremo.
Non possiamo sederci allo stesso tavolo con un Sindaco che, con una telefonata, ha posto al FLIP un aut aut, condizionando spazi e sostegno pubblico alle scelte interne di un’associazione autonoma, e con un Assessore alla Cultura che ha trasformato la cultura in una faccenda di smacchi, scacchi e corse di cavalli.
A un certo punto anche le sedie hanno una dignità.
Quindi fate il tifo. Noi lo faremo.
Per Pomigliano. Non per chi, oggi, la amministra.
Viva Pomigliano.
Viva chi legge.
Viva chi i libri li scrive, li pubblica, li vende, li porta in giro.
Viva la cultura.
E, già che ci siamo, viva il Sud.