È festa à Santantuono

È festa à Santantuono Antica festa di Sant'Antonio Abate Portico di Caserta Dal 17 al 25 Gennaio 2015 L'aspetto religioso della festa è rappresentato dalla processione del santo.

FESTA DI SANT'ANTONIO ABATE- LE ORIGINI

L'origine di questo fenomeno tradizionale non è ben precisa, ma rappresenta senz'altro uno degli esempi più significativi di integrazione di riti rurali pagani e di feste religiose di epoche successive. Bisogna infatti far risalire questi rituali ad un periodo in cui la religione cristiana non era ancora praticata nell'Italia meridionale. La tradizione si m

anifesta soprattutto sotto forma di rituale pagano, primordiale, ancora lontano dalle forme espressive odierne, mentre le prime tracce di epoca cristiana risalgono soltanto al XII sec. Il nucleo intorno al quale ruota la tradizione precristiana, formato dai centri di Portico e Musicile, è sempre stato un percorso commerciale molto attivo sin dal neolitico. I territori vengono menzionati (tavola peutingeriana) come antichi casali di Capua, zona di occupazione dei popoli italici ed in seguito greci e romani, zone sulle quali fu notevole l'influenza delle culture etrusche e sannite. Il rituale è essenzialmente legato alla civiltà contadina di quell'epoca, come forma di ringraziamento e ingraziamento delle forze della natura per un anno più fortunato, privo di siccità, carestie ed altri disastri naturali. Nell'ambito della festa di SantʼAntonio Abate che si celebra il 17 Gennaio, fino alla domenica successiva, prende vita la sfilata dei carri trainati da trattori, in passato da buoi , che cominciano a girare per le vie del paese. I carri sono costruiti con frasche di palma molto lunghe che partono dalla base del carro in modo verticale e si ricongiungono alla linea mediana, sia davanti che dietro, formando una specie di cupola lunga circa 15 metri, in modo che il carro assuma quasi la figura di un animale dal vago sapore preistorico. Allʼinterno, nascosti alla vista, vi sono le Pattuglie di Pastellessa composte da una sezione di tini, disposti a circolo, che vengono percossi con mazze di legno lunghe 30/40 cm, e le sezioni di falci percosse con bacchette metalliche.Infine, le botti in numero variabile da 8/10 disposte equamente sui lati del carro, percosse con magli formati da una mazza lunga circa 40 cm con delle corde di canapa arrotolate intorno, fino a formare un batacchio, ricoperto con stoffa: i cosiddetti “mazzafuni.”
Mentre i tini e le falci sono racchiusi allʼinterno, le botti sono esposte appena fuori in modo che la percussione effettuata dia la sensazione di un' armonica sezione di remi di un' antica nave, ovvero di un maestoso animale preistorico. Il suono praticato da questi strumenti così inusuali, così strani, detto volgarmente "musica di Pastellessa" è qualcosa di veramente primitivo. Questa musica è composta da tre tempi, ben distinti ma successivi tra di loro:
1) Tempo di morte: utilizzato solitamente quando il carro è in movimento secondo un ritmo che richiama immediatamente il silenzioso e mesto accompagnare di una triste processione.
2) Tempo di confusione: il capo-pattuglia incita tutti gli strumentisti a percuotere disordinatamente i loro oggetti, in un crescendo e diminuendo quasi ondulato.
3) Tempo di Pastellessa: il capo-pattuglia, con perfetto tempismo, subito dopo il tempo di confusione, al grido di "Ohì", da' il via al vero e proprio ritmo dei carri. Oltre al tempo seguito dalle Pattuglie, il termine Pastellessa si riferisce ad un piatto tipico locale a base di pasta e castagne lesse. La sua composizione è rimasta da anni pressochè identica e ritrova le sue origini e la sua struttura in antichissimi riti: prima una o due congreghe di fratelli, poi la banda. L'uscita dalla chiesa del santo viene salutata tra lo scoppio festoso dei "tracchi", dalle note ormai familiari del vecchio Inno Pontificio. Quindi, la statua viene sistemata su un baldacchino addobbato, e si pone alla coda della processione preceduta soltanto dal Parroco con i chierichetti. L'altro momento clou della festa avviene dopo la processione del Santo, quando la piazza centrale si colora dei giochi pirotecnici raffiguranti le vicende di S.Antonio eremita nel deserto: la trainella di fuoco, il ciuccio di fuoco, la scaletta di fuoco, la signora di fuoco ed il maialino di fuoco, questi ultimi due sono rispettivamente il simbolo delle tentazioni carnali e delle manifestazioni del maligno. Tutto questo, unitamente alla passione che anima giovani e meno giovani nei mesi che precedono la festa, rappresenta un culto antico ed ancestrale, espressione e testimonianza delle lontani origini del popolo Portichese. Fonte: Pietro Mauro Piccirillo "Portico di Caserta. Storia di un Casale rurale"

Indirizzo

Piazza Rimembranza
Caserta
81050

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