Ma che ne sanno i 2000

Ma che ne sanno i 2000 No impersonificazine.

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14/09/2026
E continua a non piacermi questo Papa 😟Di: Stefano BusaniRaga 8x1000 va alla CEI non va al Vaticano. Comunque ve lo spie...
14/09/2026

E continua a non piacermi questo Papa 😟

Di: Stefano Busani

Raga 8x1000 va alla CEI non va al Vaticano. Comunque ve lo spiego meglio nei commenti.

Ti ricordi quando hai visto per la prima volta quella ragazzina con i capelli rossi in Stranger Things?Era Sadie Sink.Al...
14/09/2026

Ti ricordi quando hai visto per la prima volta quella ragazzina con i capelli rossi in Stranger Things?
Era Sadie Sink.

All'epoca era solo una ragazzina. Oggi è una delle attrici più famose di Hollywood.

E se ti fermi a guardarla allora e adesso, ti rendi conto di una cosa: non è solo lei ad essere cresciuta. Siamo cresciuti anche noi.

L'abbiamo vista diventare grande stagione dopo stagione, senza accorgerci che anche per noi stava passando lo stesso tempo.

Ma siamo sicuri che Crilin in DragonBallZ sia stato un personaggio davvero così sfortunato? L’hanno seccato più di una v...
14/09/2026

Ma siamo sicuri che Crilin in DragonBallZ sia stato un personaggio davvero così sfortunato?

L’hanno seccato più di una volta, però…

Eh sì, il 2 Febbraio 2027 Shakira compirà 50 anni tondi tondi
13/09/2026

Eh sì, il 2 Febbraio 2027 Shakira compirà 50 anni tondi tondi

Ma che ne sanno i… cow-boy?
12/09/2026

Ma che ne sanno i… cow-boy?

Lo ricordate il piedone di leone il cane fifone?
12/09/2026

Lo ricordate il piedone di leone il cane fifone?

11/09/2026

Sono le 8:46 a NEWYORK e le 14:46 in ITALIA dell'11 settembre 2001.
Un aereo entra nella Torre Nord. Il mondo, in diretta TV, smette di respirare.

25 anni dopo ci chiediamo ancora: chi era davvero il nemico?

Ci hanno raccontato che era una guerra tra il Bene e il Male. La realtà era più sporca, più cinica.

Negli anni '80, per fermare i sovietici in Afghanistan, l'America armò chiunque sparasse contro Mosca. Non finanziò direttamente Osama bin Laden, no. Ma creò il brodo in cui lui crebbe. Lo lasciò crescere.

Poi lo p***e di vista. La CIA aveva un ufficio con il suo nome sopra la porta, ma la CIA non parlava con l'FBI. E mentre loro non si parlavano, 19 ragazzi prendevano lezioni di volo in Florida.

E poi c'è la foto. Quella che tutti avete visto. "Bush con Bin Laden".

Non è Osama. Non lo è mai stato.

La foto è di Bush padre con la FAMIGLIA Bin Laden. Una famiglia di miliardari, costruttori dei re sauditi. La famiglia che nel 1994 ha disconosciuto Osama e gli ha detto: tu non sei più uno di noi.

Quella famiglia, il 10 settembre 2001, il giorno prima delle Torri, era al Ritz-Carlton di Washington. A una riunione di affari. Del fondo Carlyle, il fondo della difesa americana. Ospite d'onore: Shafig bin Laden, fratello di Osama. Relatore del giorno prima: George Bush padre.

Il giorno dopo, le Torri crollano. E quel fondo chiude in fretta ogni affare con i Bin Laden.

Non è complotto. È peggio. È il sistema.
I miliardari sauditi e i petrolieri texani che fanno affari nello stesso hotel, mentre i loro figli rinnegati fanno saltare il mondo.

Dall'11 settembre in poi abbiamo avuto due guerre, Guantanamo, il Patriot Act, gli aeroporti come prigioni, la paura come governo.

Abbiamo perso due torri quel giorno.
Ma abbiamo perso anche molto di più dopo, cercando di vendicarle.

Oggi ricordiamo i morti. Tutti.
Quelli delle Torri, e quelli venuti dopo.

Compresi tutti i pompieri , cittadini , volontari e medici che sono morti negli anni seguenti per aver respirato le polveri delle macerie conteneti amianto per cui solo da qualche giorno sono stati resi pubblici i file della qualità dell’aria di NEWYORK con cui l’amministrazione di quel tempo ha evitato cause milionarie e conservato poltrone e voti politici.

Sono le 9.10 del mattino. Santiago è ferma, sospesa.Dentro La Moneda, un uomo di 65 anni si è messo un elmetto troppo gr...
11/09/2026

Sono le 9.10 del mattino. Santiago è ferma, sospesa.

Dentro La Moneda, un uomo di 65 anni si è messo un elmetto troppo grande per lui. Ha un fucile in mano. Non è un soldato. È un medico. È il Presidente.

Fuori, i carri armati stringono la piazza. In cielo, si sente già il rombo dei Hawker Hunter che Pinochet ha fatto alzare in volo.

Salvador Allende si china su un microfono. Radio Magallanes è l'ultima voce che non hanno ancora spento. La sua voce è stanca, roca, ma non trema.

"Pagherò con la mia vita la lealtà del popolo".

Dall'altra parte della linea i generali gli offrono un salvacondotto. Un aereo. I soldi. L'esilio dorato per lui e la famiglia.

Dice di no.

Alle 11.52 le prime bombe cadono sul tetto della Moneda. Il palazzo presidenziale del Cile, il palazzo del popolo, prende fuoco.

Lui è ancora lì dentro.

Tre anni prima quel popolo lo aveva scelto. Liberamente. Senza un colpo sparato. Il primo marxista al mondo a vincere con una scheda elettorale in mano, non con un fucile.

Cosa aveva fatto di così imperdonabile?

Aveva ridato il rame ai cileni. Quel rame che per un secolo era finito nelle tasche dell'Anaconda americana. Lo aveva nazionalizzato con un voto unanime del Parlamento. Persino la destra aveva votato sì.

Aveva dato la terra a chi la lavorava.

E aveva promesso mezzo litro di latte al giorno, gratis, ad ogni bambino cileno.

Mezzo litro di latte. Era questo il pericolo che Washington non poteva tollerare.

Era già tutto scritto. Nel giugno del 1970 Henry Kissinger lo aveva detto chiaro: "Non vedo perché dovremmo restare a guardare un Paese che diventa comunista per l'irresponsabilità del suo popolo".

Irresponsabilità. Chiamavano così la democrazia.

Nixon ordinò alla CIA: fate urlare l'economia cilena. E per tre anni l'hanno fatta urlare. Scioperi pagati, camion fermi, scaffali vuoti, dollari nascosti.

Fino a quell'11 settembre.

Poi arrivò la notte. Una notte lunga 17 anni. Lo stadio Nazionale trasformato in mattatoio. Le mani di Victor Jara spezzate a colpi di calcio di fucile perché continuava a suonare. Le donne buttate dagli elicotteri nell'oceano. I desaparecidos. I bambini rubati.

Ma prima che iniziasse tutto questo, c'è stato un uomo solo in un palazzo che bruciava.

Non chiese pietà. Non parlò di sé. Pensò a loro. Agli operai, alle donne che facevano la fila per il latte, ai giovani, ai contadini che per la prima volta avevano avuto un pezzo di terra.

"La storia è nostra e la fanno i popoli".

Lo disse mentre le porte stavano per essere sfondate. Lo disse sapendo che stava per morire.

I generali ebbero i carri armati, gli aerei, i dollari e il potere. Ebbero tutto.

Lui ebbe solo quella radio. E quella frase.

53 anni dopo, dei generali non si ricorda nessuno il nome.

Di lui, tutti.

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