Lugano International Festival Endorfine

Lugano International Festival Endorfine Festival internazionale del pensiero e della creatività

26/05/2026

Ubaldo Pantani: la risata, il diavolo e la tentazione dello spettacolo

A Endorfine, Ubaldo Pantani porta la comicità su un piano più ambiguo e interessante del previsto. Parlando di personaggi pubblici che scoprono il piacere del palco, dice una cosa fulminante: la risata è “il diavolo”. E richiama esplicitamente Il nome della rosa, dove il riso non è soltanto liberazione, ma anche forza destabilizzante, seduzione, rottura dell’ordine.

Il punto è sottile ma fortissimo. La risata non è innocente: una volta che il pubblico ride, chi parla cambia. Non si limita più a spiegare, argomentare o raccontare. Comincia a cercare quell’effetto, a inseguirlo, a costruirlo. È qui che Pantani vede la tentazione: il passaggio dall’analisi allo show, dal contenuto alla gratificazione immediata del consenso.

Per questo il paragone con il diavolo funziona. Non perché il riso sia qualcosa di negativo in sé, ma perché contiene una promessa irresistibile: trascinare, convincere, conquistare. Una volta assaggiata quella forza, tornare indietro diventa difficile. Pantani lo dice parlando di Travaglio: da quando il pubblico ha iniziato a ridere, anche il suo modo di stare in scena si è spostato sempre di più verso il meccanismo comico, fino a trasformare il ragionamento in spettacolo.

In fondo, il suo intervento suggerisce proprio questo: la risata è una forma potentissima di verità, ma anche una tentazione. Può smascherare il potere, ma può anche sedurre chi parla e spingerlo a cercare sempre più l’applauso. Ed è forse qui che comicità e pensiero si sfiorano davvero: nel punto esatto in cui il riso libera, ma allo stesso tempo espone al rischio di diventare spettacolo.



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11/05/2026

Saviano, il true crime e il confine tra racconto e spettacolo

Negli ultimi giorni Roberto Saviano ha preso posizione sul caso Garlasco, riportando al centro una domanda che oggi riguarda non solo il true crime, ma il modo stesso in cui il crimine viene raccontato: dove finisce l’inchiesta e dove comincia lo spettacolo?

A Endorfine, Saviano aveva già affrontato questo nodo con grande chiarezza, distinguendo in modo netto tra gossip e inchiesta. Il gossip, dice, prende un dettaglio, lo ingigantisce e intrattiene. L’inchiesta invece ricostruisce contesti, rapporti di potere, responsabilità reali. Non è una differenza di stile: è una differenza di sostanza.

È qui che il discorso si fa più profondo. Raccontare un delitto non basta, se quel racconto finisce per semplificare, deformare o trasformare tutto in consumo emotivo. Per Saviano, il punto decisivo è proprio questo: capire se stiamo cercando la verità o se stiamo solo costruendo una narrazione più seducente.

In fondo, la domanda resta aperta: stiamo facendo informazione o stiamo guardando uno spettacolo?



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06/05/2026

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05/05/2026

A Romano Prodi il Premio Dossetti: “una vita per lo sviluppo e per la pace”

Romano Prodi ha ricevuto il Premio Dossetti 2026, riconoscimento assegnato a una figura che, secondo la motivazione riportata da ANSA, ha dedicato la propria vita allo sviluppo e alla pace. Nel ricevere il premio, Prodi ha insistito su un’idea molto netta: la pace non si costruisce all’ultimo momento, ma va preparata prima, passo dopo passo.

È un tema che Prodi aveva già espresso con chiarezza anche a Endorfine 2024, durante la conferenza di Lugano. In quell’occasione spiegava che nei rapporti internazionali non si può pretendere di imporre agli altri la propria verità o la propria dottrina, perché così si finisce soltanto per alimentare il conflitto. Il mondo, diceva, va pensato come un ponte su cui passano soggetti diversi: non tutti devono essere uguali, ma tutti devono rispettare regole comuni, come le regole del traffico.

È un’immagine semplice, ma molto efficace. Per Prodi, la pace non nasce dall’uniformità, bensì dalla capacità di convivere nella differenza senza rinunciare a un quadro condiviso di regole, limiti e responsabilità. Ed è proprio questa visione, oggi, a rendere particolarmente coerente il riconoscimento ricevuto.



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01/05/2026

Daniele Finzi Pasca: la bellezza non fa ombra

A Endorfine, Daniele Finzi Pasca consegna una riflessione semplice solo in apparenza, ma molto profonda: la bellezza non è qualcosa che esclude, che schiaccia o che cancella ciò che le sta vicino. Al contrario, dice, “il bello non fa ombra”. Una cosa può essere bella senza togliere nulla alla bellezza di un’altra.

Da qui il discorso si allarga subito oltre l’arte. Per Finzi Pasca, questa idea riguarda anche il modo in cui ci parliamo, soprattutto quando la pensiamo in modo diverso. Se il confronto cercasse forme più belle, più eleganti, forse il dialogo riuscirebbe ad alzarsi, a lasciare un segno, magari anche a convincere.

Non è una lezione di stile, ma una visione del rapporto tra le persone. In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a irrigidirsi, il suo intervento suggerisce che la forma non è un dettaglio: è parte della sostanza. E che, a volte, anche il bello può diventare un modo per capire meglio gli altri.

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28/04/2026

Oltre il caso Ferragni

Il caso Ferragni ha reso visibile qualcosa che era già nell’aria: il modello influencer mostra crepe sempre più evidenti. Non solo per le vicende che hanno travolto i suoi protagonisti più esposti, ma perché quel sistema sembra aver raggiunto insieme il suo apice e il suo limite. L’incanto si è incrinato.

A Endorfine 2024, Selvaggia Lucarelli lo racconta con una metafora efficace: quella del mago smascherato. Quando il pubblico vede il trucco, il numero non funziona più. E continuare come prima diventa il segno più evidente della crisi.

Ma il punto più interessante è un altro: questo meccanismo non riguarda solo chi vive di immagine e sponsorizzazioni. Riguarda anche noi. Lucarelli racconta di essersene accorta mentre sceglieva una vacanza: il primo pensiero non era più dove volesse davvero andare, ma se quel luogo avrebbe offerto immagini nuove ai follower. È lì che si capisce quanto la logica social possa deformare anche le scelte più personali.

Da una parte, dunque, il modello influencer appare sempre più fragile e decadente. Dall’altra, però, continuiamo a vivere dentro la stessa grammatica che lo ha prodotto. Anche mentre lo critichiamo, restiamo influenzati da quella logica.

La vera domanda, allora, è questa: sta finendo davvero un sistema, o sta solo cambiando forma?

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27/04/2026

Aldo Grasso contro Fabio Volo: bocciato il nuovo programma tv

A pochi giorni dal debutto di “Kong – Con la testa tra le nuvole” su Rai 3, Aldo Grasso firma sul Corriere della Sera una stroncatura netta del nuovo programma di Fabio Volo. Il critico parla di “filosofia tascabile”, di “leggerezza travestita da profondità” e di una spontaneità che, secondo lui, in tv non funziona davvero.

Nel mirino finisce soprattutto il cuore del format: un racconto costruito su grandi temi come amore, felicità, paura e lavoro, ma giudicato troppo semplificato, troppo controllato, poco incisivo. Anche i confronti con ospiti come Umberto Galimberti e Beppe Fiorello, secondo Grasso, resterebbero su un piano emotivo e accessibile, senza però arrivare fino in fondo.

Più che una semplice stroncatura, quella del Corriere apre una domanda interessante: il linguaggio che ha reso Fabio Volo riconoscibile in radio, nei libri e nel rapporto diretto con il pubblico funziona allo stesso modo anche in televisione?

Fonte: Corriere della Sera /

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24/04/2026

L’Energia come Sfida di Civiltà: Il Boomerang dei “No”

L’attuale crisi energetica, inasprita dalle tensioni USA-Iran e dalla minaccia di blocco dello Stretto di Hormuz, riattualizza prepotentemente il discorso tenuto da Matteo Renzi al festival Endorfine. In quell’occasione, l’ex Premier ha analizzato il fenomeno NIMBY (“Non nel mio cortile”) non come un semplice ostacolo burocratico, ma come un errore strategico che agisce da “boomerang” economico e sociale.

Per Renzi, opporsi alle infrastrutture energetiche nazionali (come gasdotti e trivelle) è un paradosso: il “no” locale non elimina il bisogno di energia, lo sposta semplicemente altrove. Questo costringe il Paese ad acquistare risorse dall’estero a prezzi molto più alti, alimentando direttamente il caro-bollette e aumentando la vulnerabilità geopolitica.

Secondo l’ex Premier, questa politica è sintomo di una civiltà che ha smesso di investire nel futuro. La soluzione non può essere locale: serve una strategia europea comune che superi i veti territoriali per garantire la sicurezza energetica del continente. Il messaggio è netto: la transizione e la stabilità richiedono il coraggio di scegliere e costruire.

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22/04/2026

Libri da ardere e libri da salvare: aspettando la Giornata Mondiale del Libro!

Domani, 23 aprile, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale del Libro. Per prepararci a questa grande festa della lettura, vogliamo fare un tuffo nel passato e portarvi dietro le quinte dell’edizione 2021 del Festival Endorfine. Ripeschiamo un aneddoto a dir poco irresistibile raccontato da un nostro ospite d’eccezione: Michele Santoro.

Parlando della genesi del suo libro “Nient’altro che la verità”, il celebre volto televisivo ha confessato di non scrivere libri facilmente, definendosi prima di tutto “un lettore abbastanza appassionato”. Per spiegare il suo rapporto con la scrittura, ha tirato in ballo uno dei suoi autori preferiti: lo spagnolo Manuel Vázquez Montalbán.

Il dilemma di Pepe Carvalho

Santoro ha rievocato le gesta del protagonista dei romanzi di Montalbán, l’investigatore privato Pepe Carvalho. Rimasto senza legna per riscaldare la casa in inverno, Carvalho decide di sacrificare i libri della sua biblioteca per alimentare la stufa.

Il criterio di scelta è ferreo: i grandi classici come Dante o Cervantes sono intoccabili. Tuttavia, quando lo sguardo dell’investigatore cade sullo scaffale dei giornalisti, la mano non trema più. Nel racconto di Santoro, Carvalho finisce ironicamente per gettare tra le fiamme proprio i volumi firmati da….

Con grande autoironia, il giornalista ha concluso l’aneddoto sperando che, prima di bruciare un suo libro, il cinico Carvalho ci pensi almeno un istante.

La parola a voi!

Se foste al freddo e costretti a scegliere, quali sono i libri che non buttereste MAI nel fuoco della stufa? Scriveteci i vostri titoli “intoccabili” nei commenti.

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20/04/2026

Quando il linguaggio si riempie di regole, il dibattito migliora davvero?

È una domanda sempre più centrale nel discorso pubblico. Perché un conto è usare le parole con consapevolezza, un altro è trasformare il linguaggio in un territorio sorvegliato, fatto di formule corrette, precauzioni obbligate e confini sempre più stretti. Ed è proprio qui che il politicamente corretto smette di essere solo sensibilità e comincia a diventare, per alcuni, un fattore di irrigidimento del confronto.

Il punto non è difendere l’insulto o la provocazione fine a se stessa. Il punto è chiedersi se, nel tentativo di rendere il dibattito più rispettoso, non si rischi anche di renderlo più uniforme, meno libero, meno capace di sopportare attrito, ironia e dissenso.

A Endorfine 2023, Giuseppe Cruciani ha affrontato il tema partendo dai paletti imposti oggi al linguaggio. La sua osservazione è che il limite non agisce solo come freno: a volte costringe anche a essere più inventivi, a cercare forme più intelligenti per dire le cose. In questo senso, il vincolo può perfino diventare una spinta creativa.

Ma Cruciani aggiunge anche un altro punto: il linguaggio forte non basta da solo. La provocazione ha senso solo quando nasce da un’intenzione vera, da una voce precisa, da un pensiero riconoscibile. Altrimenti resta un gesto vuoto, semplice rumore.

Ed è forse qui che sta il nodo. Non tanto nello scontro sterile tra favorevoli e contrari al politicamente corretto, ma in una domanda più seria: stiamo costruendo un linguaggio più consapevole o stiamo abituandoci a un linguaggio sempre più controllato? Perché tra rispetto e appiattimento, a volte, il confine è più sottile di quanto sembri.

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