26/05/2026
Ubaldo Pantani: la risata, il diavolo e la tentazione dello spettacolo
A Endorfine, Ubaldo Pantani porta la comicità su un piano più ambiguo e interessante del previsto. Parlando di personaggi pubblici che scoprono il piacere del palco, dice una cosa fulminante: la risata è “il diavolo”. E richiama esplicitamente Il nome della rosa, dove il riso non è soltanto liberazione, ma anche forza destabilizzante, seduzione, rottura dell’ordine.
Il punto è sottile ma fortissimo. La risata non è innocente: una volta che il pubblico ride, chi parla cambia. Non si limita più a spiegare, argomentare o raccontare. Comincia a cercare quell’effetto, a inseguirlo, a costruirlo. È qui che Pantani vede la tentazione: il passaggio dall’analisi allo show, dal contenuto alla gratificazione immediata del consenso.
Per questo il paragone con il diavolo funziona. Non perché il riso sia qualcosa di negativo in sé, ma perché contiene una promessa irresistibile: trascinare, convincere, conquistare. Una volta assaggiata quella forza, tornare indietro diventa difficile. Pantani lo dice parlando di Travaglio: da quando il pubblico ha iniziato a ridere, anche il suo modo di stare in scena si è spostato sempre di più verso il meccanismo comico, fino a trasformare il ragionamento in spettacolo.
In fondo, il suo intervento suggerisce proprio questo: la risata è una forma potentissima di verità, ma anche una tentazione. Può smascherare il potere, ma può anche sedurre chi parla e spingerlo a cercare sempre più l’applauso. Ed è forse qui che comicità e pensiero si sfiorano davvero: nel punto esatto in cui il riso libera, ma allo stesso tempo espone al rischio di diventare spettacolo.
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